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Dire “abbronzato” a un nero è offensivo?

Me l’ero già chiesto qualche tempo fa quando il leghista Calderoli, all’epoca ministro, aveva apostrofato una giornalista di colore con le parole: “Quella signora abbronzata”.

In quell’occasione però sembrava pesare di più l’intenzione, evidentemente spregiativa, che non il contenuto realmente offensivo dell’espressione.

Probabilmente Calderoli ignorava, come la maggior parte dei bianchi e probabilmente anche Berlusconi, che i neri si abbronzano effettivamente se stanno al sole, e in certe condizioni possono pure scottarsi.

Ho fatto qualche ricerca in internet per verificare se risultasse qualche precedente o qualche esempio che chiarisca quale può essere l’effetto di una simile battuta su una persona di colore.

Giorgio Bocca da Fazio: ho rubato nelle case dei morti. Che ridere.

Solo una riflessione sull’intervista di Bocca a ‘Che tempo che fa’.

Ci saranno certamente polemiche per le battute su Napoli, ma il peggio è venuto prima.

Per chi non l’avesse seguita, Bocca ha cominciato dicendo che il giornalismo è cambiato dal dopoguerra a oggi, e c’è da credergli. Ha spiegato che all’epoca i giornalisti credevano nella democrazia ed erano mossi da autentica fede politica, mentre oggi l’unico obiettivo è un buon budget pubblicitario, e anche su questo, probabilmente c’è da credergli.

Ecco il video dell’intervista che ha fatto saltare l’Affare Alitalia. Altro che sindacati, è stata la Gabanelli!

Volete essere testimoni del momento esatto in cui è saltato l’affare Alitalia?

E’ tutto in questo video: è l’intervista di Report a Colaninno. Fa più ridere di Totò e Chaplin messi insieme.

Veramente, se non l’avete ancora visto non perdetevelo.

Colaninno a testa china a cercare dove diavolo è scritto nel suo statuto l’impegno a non vendere per cinque anni è qualcosa di fenomenale. Ci sarebbe da non crederci, ma è lì.

E così che la Gabanelli gli ha rotto il giocattolo.

Il business colossale del decreto Gelmini: si venderanno gli Atenei. Ecco come.

E se la ragione ultima del decreto Gelmini fosse invece quella di aprire la strada al business del secolo, con la vendita dei beni immobili degli Atenei Universitari Italiani ai privati? Non a fondazioni o simili, ma proprio ai privati.

Dato il testo del decreto, infatti, gli immobili delle Università Italiane saranno probabilmente venduti in larga parte ai privati nei prossimi anni.

Grazie al decreto Gelmini i beni immobili delle Università passeranno dal demanio alle Fondazioni e da queste potranno essere successivamente venduti ai privati in seguito a 4 passaggi molto semplici e anzi quasi obbligati in base alla legge 133/2008 (il decreto Gelmini appunto, convertito in legge) e al contesto normativo attuale.

La sinistra è migliore di chi la governa?

Certi slogan possono diventare un boomerang.

Quanti di noi, di fronte a Veltroni che diceva dal palco “l’Italia è migliore di chi la governa”, non hanno pensato subito: “sì, e purtroppo anche la sinistra”?

Quanti sono andati in piazza perché credono veramente in questo Pd e nella sua leadership e quanti ci sono andati, prima di tutto se non esclusivamente, per affermare  l’esistenza di se stessi come persone di sinistra? Un bisogno vitale per molti, tanto più in questi tempi, che trova sempre meno occasioni di esprimersi.

Una grandissima e straordinaria partecipazione di popolo, una manifestazione forte, serena e responsabile.”, ha detto Fassino.

La bufala dei 37 corsi della gelmini finalmente svelata

Sull’uscita della gelmini, che ha denunciato l’esistenza in italia di 37 corsi di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a denunciarli come se fosse un’inviata di striscia la notizia.

Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che:

37 corsi monostudente e una ministra da striscia la notizia

Stavo facendo altro quando ho sentito una voce femminile al televisore che annunciava uno scoop: in Italia ci sono 37 corsi di laurea con un solo studente! Mi sono subito girato per vedere quale attenta giornalista avesse scovato la scottante notizia e invece, ci credereste? era la ministra Gelmini in persona.

Ora vorrei dire alla ministra una cosa molto semplice: io non lo so se questi 37 corsi di laurea monostudente sono necessari o no, e anche se lo sapessi potrei farci ben poco, ma Lei, ministra, sì.